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[mafigi] Ramblings

PROGETTO MASTERING - Il Mastering ITB - PQ Code - CD Burning - Codec!

Siamo così giunti all’ultimo appuntamento.

Spero che con questi “appunti”, scritti 10 anni fa e rivisti in occasione di questo Blog in relazione ai cambiamenti intanto avvenuti nella tecnologia software e hardware, abbia offerto dei suggerimenti e un potenziale percorso per organizzare il proprio setting/lay-out di “mastering”, a chi, come me, è appassionato di musica, audio e tecnologia e si cimenta in produzioni di brani propri e di terzi.

Qualche considerazione “random”:

non esiste una sola formula e un solo percorso per la risoluzione di un compito/problema; il risultato è quello che conta, il più rigoroso e dignitoso possibile;

certo, un “Mastering” eseguito agli STERLING SOUND da Ted Jensen è il top e senza paragoni, ma sarebbe anche ingiustificato senza una “grande” (mixdown) produzione (come contenuto artistico e tecnologico).

Il mercato della “Musica” è cambiato drasticamente, sia nel senso del marketing che nella distribuzione, e soprattutto in questi ultimi 10 anni; basta girare un pò nella “rete” per accorgersi di quanta produzione sia di qualità audio davvero importante, anche se fatta con “mezzi” casalinghi, e quanta (ottima) realizzata soprattutto dai “nativi digitali”

(i ventenni..., tra l’altro, taluni, anche bravissimi musicisti e arrangiatori ).


I “mestieri nella musica” restano fortunatamente “diversificati” ed equamente e reciprocamente, in senso sinergico/osmotico, divisi tra musica suonata “dal vivo” e “produzioni musicali in studio recording”.


Alcune “note” relative all’ultima fase, cioè la compilazione e la “scrittura” della/e track/s su CD o comunque la realizzazione di un file WAV o mp3 che abbia un futuro “ufficiale” di distribuzione/vendita.


PQ Code – ISRC

Sono il codice del disco, di 13 numeri, e le relative "stringhe" di 12 caratteri alfanumerici che identificano la tracks.

I PQ code vengono rilasciati solitamente gratis dal distributore (Tunecore, CD Baby, iMusicians, ecc…) e si inseriscono nel software che creerà il CD master con la musica, quest'ultimo servirà per realizzare il "Glass Master" (la matrice) che farà da stampo ai CD industriali (attività che svolge una società di duplicazione).

Io utilizzo un programma di Digidesign (ora Avid), quelli di ProTools… non più in vendita, che si chiamava MasterList CD, e che gira su MacOS 9 sul mio "vecchio" Mac 9600. (Fig.1)


Fig.1


CD Burning

il "masterizzatore" dovrebbe essere tra quelli certificati per la scrittura a basso tasso di errori detti BLER (Block Error Rate - E32), il mio, che corrisponde a queste caratteristiche e che è supportato dal software suddetto e un vecchio modello Yamaha CRW 2100S. (Fig.2)


Fig.2


Questo per facilitare (anche in qualità) il processo di duplicazione:

(estratto da un articolo di "Sound On Sound")

Reference disc, use a commercial CD player.

How Disc Quality is Determined

Duplication facilities generally assess the quality

of a recorded disc by measuring two parameters:

Block Error Rate (BLER) and the “E32” count.

For reasons that will become apparent, both

numbers are required for quality assessment.

What are E32 errors?

E32 errors are “uncorrectable” read-data errors.

All CD readers contain error correction circuitry

within their read mechanisms. This circuitry is

two step. Occurrence of an error is initially dealt

with by the first level of error correction circuitry.

If this error is not corrected, it is then processed

by the second level of error correction.

Only two errors can be dealt with by each level

at one time. Occurrence of a third simultaneous

error at the second error correction stage cannot

be corrected and is denoted as an E32 error, (“3”

errors simultaneously detected in error correction

level “2”.)

CD players attempt to conceal E32 errors by interpolating

in place of the missing data, or if this

is not possible, the player will momentarily

mute the audio output for the duration of the

error. The more E32 errors that occur, the more

interpolation required, to the extent that it becomes

easily audible as being detrimental to the

sound quality of the disc.

Typically, duplication facilities will reject a CD

master with any E32 errors because they are not

prepared to duplicate from a master with known

faults. Even if a duplication reader could opt to

read this master and the discs were duplicated,

the production disc when played on a commercial

CD player could sound at best slightly different,

and at worst low quality compared to the

original source material.

What is BLER?

The BLER rate is the number of data blocks detected

per second with one or more errors at the

first level of error correction. (One block equals

588 bits prior to decoding.) The Red Book standard

specifies that a BLER of up to 220 is the

maximum allowable, as a greater frequency indicates

a high probability of audible faults.

However duplication facilities typically use the

average BLER reading for quality assessment of

the whole disc. An average BLER of less than 20

blocks per second signifies a high quality disc.

Because it is not possible to determine the number

of E32s errors from the BLER, assessment of

the disc quality must also include an E32 analysis,

that is, a measure of the number of uncorrectable

errors that pass through the second

level of error correction circuitry.

Unfortunately with current technology, it is not

possible to predict how a disc will be interpreted

by the numerous readers that are available. Error

correction circuitry and its ability to deal with

uncorrectable errors varies from CD reader to

CD reader, whether it is a commercial CD player,

or a professional CD reader forming part of a duplication

system. Consequently if a write-once

CD contains errors, different results may be obtained

using different analyzers, and the sound

of the CD will vary from player to player.


La velocità di scrittura, a mio modesto parere e prova sul campo, deve essere la massima consentita dall'accoppiata software-CD writer, anche se sono stati scritti "consigli" diversi. (Fig.3)

Fig.3



I supporti migliori sono i Taiyo Yuden CD, punto! (Fig.4)


Fig.4

http://www.mediaprostore.it/Taiyo-Yuden-CD-R-700MB...





CODEC

Il software dove si inseriscono i PQ code, i meta data relativi al ©, Editori, Produttori, Autori, Remixer e copertina della/e track/s, ma per i formati "lossy" (mp3, AAC )

Io utilizzo CODEC TOOLbox di "Sonnox" (Fig.5)


Fig.5


Non accenno nemmeno alla modalità DDP (Disk Description Protocol)

E' un grosso file ("zippato") che racchiude/descrive tutto il CD (Tracks audio, PQ Code) e si usa, al posto del CD masterizzato fisicamente, per la duplicazione.


Non accenno nemmeno alle "differenze" nel mastering che ha come destinazione il supporto in vinile (presuppone alcune operatività da "rispettare"); meglio che lo faccia Ted Jensen.


Concludo dicendo che passati 10 anni, in rete, oramai si trovano migliaia di Blog ed "Articoli" destinati al coaching sul mastering.

10 anni fa questi miei "scritti" in Italia erano tra i pochissimi!

Se anche una virgola di questo Blog potrà ancora servire per un minuscolo "suggerimento", sarà una grande gioia!


Fine.

PROGETTO MASTERING - Il Mastering ITB - Dithering & Peak Meter.

Lo standard delle DAW ci porta a "operare" a 32 bit di risoluzione interna di calcolo, per una resa sonora eccellente (anche piccole sfumature come la coda di un riverbero deve essere presente e cristallina), e come risoluzione di "profondità" acquisiamo l'audio a 24 bit con la massima frequenza di campionamento possibile, quindi anche 96000 Hz.

Quando però a mixing finito, bisogna "finalizzare" col mastering per traslare su supporto audio, inevitabilmente dobbiamo ridurre la "profondità in bit" da 32 o 24 bit, a 16bit e la frequenza di campionamento a 44.100 Hz. (standard CD/mp3/AAC).

Questo porterebbe alla perdita di quelle sfumature o piccole migliorie che la risoluzione 32/24 bit garantiva.

E' per questo che ci viene in aiuto il dithering, ovvero un processo che, con l'introduzione di un piccolo rumore che tende a ''nascondere'' la perdita di dati e permette al nostro cervello di ''ricostruire'' automaticamente ciò che manca, garantisce un suono "senza artefatti" anche sub-udibili.

Insomma, pur mancando quelle sfumature ottenibili con risoluzioni alte, col dithering si evita la perdita di tali sfumature o per lo meno si attenua inserendo questo ''rumore'' e permettendo al nostro cervello di ''sentire'' sfumature che in realtà non ci sono, ma che appunto, grazie a quel rumore, è come se ci fossero.

Il Dithering, quindi, è l'aiuto/processo mediante il quale un file audio con risoluzione alta, 24 o 32 bit, viene ridotto a 16 bit così da poter essere masterizzato su CD audio o codificato in formato "lossy" (mp3, AAC).

Quando si riduce la risoluzione di un file audio senza dither, i bit ridondanti vengono semplicemente troncati, il che può dare come risultato una sensibile distorsione del file audio.

Quando si usa il dither, invece, uno specifico pattern di “noise” viene miscelato con il contenuto ridotto di bit con il risultato audio che, grazie ad un meccanismo di “mascheramento” psicoacustico, suona molto meglio rispetto alle anomalie percepibili da un processo crudo di troncamento di bit.

Anche in questo caso non vi è "regola" sul fatto che il Dithering debba essere contestuale all’azione di massimizzazione così come non tutti i Limiter incorporano un proprio Dither all’interno del proprio circuito.

La domanda allora è: qual’è il migliore mezzo di diffusione musicale che l’attuale "situazione-mercato" discografico prevede ? Non certo file audio 96Khz/24bit!

La risposta é il CD commerciale o peggio ancora l’MP3, è necessario allora che i 24 o i 32 bit del master debbano ridursi a 16 per poter essere compatibili al protocollo (in questo caso il RedBook CDDA) del CD.

Nonostante le complesse operazioni matematiche che stanno alla base di questi algoritmi, è piuttosto semplice per una DAW realizzare il processo di export a risoluzione minore dato che il tutto avviene mediante una funzione specifica del motore audio, ma è perentorio che il file audio sia sottoposto a dithering solo UNA volta durante tutto il processo, che solitamente riguarda l’ultima fase della lavorazione.

Viceversa, se un progetto nasce già per scelta degli operatori con una risoluzione a 16 bit ed anche il master sarà a 16 bit, vien da sè che non sarà necessario alcun processo di dither.

Lo stesso concetto vale per la "sampling rate", ossia la frequenza di campionamento.

Se le registrazioni sono a 96 KHz o, addirittura, a 192 KHz, o, in tutti i casi con una sample rate più alta di 44.1, procediamo al downscaling nelle opzioni di export finale contestualmente col dither in occasione del "Bouncing" (renderizzazione) del file audio; diversamente, lasciamo tutto com’è.

Per avere un idea più precisa di come lavorano le DAW (e relativi DAC -DigitalAnalogicConverter) nei vari processi qui sopra descritti credo valga la pena pensare a come miliardi di calcoli al secondo possano "impastare" un dignitoso risultato "sonico" per l'ascoltatore rigoroso ed esigente esperto HiFi.

Ci sono in commercio molti sistemi di dithering proprietari e protetti da brevetto, ad esempio, Apogee, POWr, Waves IDR, ognuno col suo algoritmo di noise shaping, il suo suono e le sue caratteristiche di intervento. (Fig. 1- 2 - 3)


Fig.1

Il noise shaping (che è un "rumore" come sopra detto) è sfruttato per manipolare la distribuzione dell’errore di quantizzazione, in modo tale che si concentri maggiormente al di fuori dello spettro dell’udibile.

Il risultato è una notevole riduzione dell’errore di quantizzazione sulle bande critiche, per effetto della maggiore concentrazione del rumore sulle bande alle quali l’orecchio è meno sensibile.

Anche qui, la scelta di un limiter e di un algoritmo di dithering/noise shaping al posto di un altro è in relazione, in senso tecnico, alla lavorazione da effettuare, ovvero, all’esperienza ed al gusto estetico del mastering engineer. (Fig.2)


Fig.2


Ovvio che se si utilizza un plugin di Dither al posto di quello incluso nel Limiter, va da se che bisogna settare in Off l'opzione Dither sul detto Limiter (Fig.3)

Il plugin di Dither sarà quindi nell'ultimo slot del canale master della Daw (nel caso il Limiter è con l'opzione di dithering attivata, sarà nell'ultimo slot del canale master della DAW) dopo il Limiter, prima di scegliere dal menu il comando "Bouncing" per renderizzare il file audio a 16bit/44.1Khz.


Fig.3



Peak Meter virtuali

Innanzitutto diciamo che tutti i “peak meter” delle DAW, inclusi i plug-in atti a questa funzione, indicano una condizione di picco laddove, in quell’istante, siano calcolati una serie formata da almeno tre campioni insieme, consecutivi, che raggiungono, superando per un attimo lo 0dBFS ( si tratta dei cosidetti “inter-campioni di picco”).

Questa “scelta progettuale” del comportamento dei meter delle DAW se da un lato ci “avverte” che in quel momento si è superato anche per un impercettibile istante lo 0 dB digitale nominale FULL SCALE (ma non lo si percepisce sempre con la nota sensazione uditiva di clipping digitale, poiché i 3 o 4 samples sono gestiti da un algoritmo di interpolazione capace di fornire un risultato uditivamente corretto), dall’altro ci “protegge” da una evidente distorsione per mezzo di una headroom virtuale calcolata dal sistema, e quindi dall’algoritmo dell’audio engine in seno alla stessa DAW, come se lo stadio di fader/meter della DAW fosse una sorta di “soft clipping” di dinamica a favore del risultato sonoro scevro da “big crackles” (per quanto possibile).

Quindi, anche monitorando il segnale attentamente, durante l’intervento di mastering, e nonostante un ottimale setting del controllo di “Out Ceiling”, può prodursi una dinamica notevole senza che ci sia la percezione di distorsione digitale.

Un problema può verificarsi in seguito nella ricostruzione in rappresentazione discreta del segnale da parte di un DAC (Digital Analogic Converter): nonostante il segnale digitale stia nei limiti, durante la conversione il risultato sonoro potrà, in qualche punto, risultare distorto e questo può capitare, ad esempio, con apparecchi e lettori consumer con DAC economici.

In genere la progettazione di un DAC prevede la presenza di più stadi, atti a creare una rappresentazione precisa attraverso la ricostruzione compensativa di una curva regolare tra i punti di campionamento del segnale del programma digitale iniziale.

Tuttavia alcuni DAC, non particolarmente di qualità, possono non avere la capacità di convertire correttamente il segnale in particolari condizioni di picco consecutivi e vicini tra loro e con valori più alti del “fondo scala”.

In tali condizioni, quindi, il DAC causerà risultati distorti, che sostanzialmente superano lo 0 dBfs (causando distorsione all'ascolto e relativa "figuraccia" del Mastering Engineer).

Ecco la perentoria necessità di aiutarsi anche "visivamente" con l'uso di alcuni plugins specifici.

Vi riporto il link di un altro articolo del blog (abbastanza esaustivo) che ho pubblicato recentemente nell'altra sezione e riguardante le problematiche relative al monitoring del master audio con "misuratori" virtuali in funzione degli ultimi "protocolli" dell'industria dell'audio professionale e i link per poter scaricare gratuitamente molti tra i Peak Meters utili allo scopo.

http://www.keylessrecords.com/?post_id=18&title=loudness-war-e-le-nuove-specifiche-per-il-mastering---how-to-control-and-handle-a-finish-audio-master-frequency-response-dynamic-and-stereo-correlation-and-if-its-right-industry-compliant



A presto, con la decima ed ultima "puntata".

PROGETTO MASTERING - Il Mastering ITB - Limiter!

La "guerriglia" del Loudness.

Lo stadio finale della catena del mastering è la “massimizzazione”, in termini di volume percepito, del programma audio fin qui trattato.

Questa operazione, detta anche “peak limiting” è simile all’intervento di compressione che si usa in missaggio, ma in questo caso con un livello di uscita del segnale assoluto.

Questo tipo di Compressore (Limiter), solitamente ha un input gain o threshold, con il quale si ha la possibilità di incrementare la dinamica del segnale in entrata, e gestisce “la quantità” di limiting o brickwalling del materiale audio da processare; un secondo controllo di out ceiling fissa il limite massimo in dB al di sotto del quale deve rimanere il segnale processato. (Fig.1)


Fig.1

Il trattamento del segnale, da parte di questo tipo di processore, fà si che l’aumento della densità del segnale si alzi tanto da far percepire un notevole aumento del "volume".

Psicoacusticamente si ottiene perchè l’orecchio umano è più sensibile alla “media” del livello del volume percepito che ai picchi raggiunti dal segnale.

C’è una lista discretamente lunga di Limiters o Maximiser dato che ogni DAW ne ha uno in dotazione ed ogni produttore di plug-ins professionali offre una propria versione di tale effetto.

Alcuni di quelli più conosciuti, dato che sono tra i più utilizzati negli studi di mastering. (Figg.2-4)


Fig.2


Ogni Limiter "potrebbe" avere il suo “genere musicale” di intervento e il suo suono, ma soprattutto “non” dovrebbe essere usato per “distruggere” il mix di un brano, schiacciandolo esageratamente.

Il mixaggio, come più volte detto, detiene (o dovrebbe...) la magia e le scelte fondamentali della produzione artistica e tecnica di un brano musicale per cui, se sbagliato, non c’è azione di mastering che può far miracoli.

Mi spingo a dire di più: con un mixing allo “stato dell’arte”, ci si potrebbe “accontentare” di intervenire in questa fase di finalizzazione, solo applicando un buon e ben settato Limiter, senza tener conto delle azioni (Eq, dinamiche, etc) descritte nelle precedenti puntate.

Anche per l’ operazione di massimizzazione c’è in atto da anni un ampio dibattito con relative filosofie riguardo ai generi musicali, relativi valori RMS e su come dovrebbe essere spinto il livello del volume in uscita dal Limiter.


Fig.3


Sono anni, infatti, che le case discografiche hanno innescato una sorta di “guerra del loudness” con dinamiche sempre più “sbattute in faccia” nella speranza, forse, che musica “pompata” a più non posso sia più ammiccante e venduta.

Pur rispettando tali interventi, personalmente, però, prediligo risultati più “morbidi”, fatti da chiaroscuri dinamici, dove il rispetto per le scelte del mix non vengano “appiattite” a tutti i costi.

Spesso, inoltre, mi è capitato di ascoltare mastering di gran classe, alcuni realizzati ITB solo con plug-ins, che suonano benissimo anche a volumi non “da guerra”. Dall’altra parte, invece, numerosi master, realizzati esclusivamente con costosissimo hardware, che suonano in modo devastante.

Morale: come al solito, è sempre il “manico” che fa il suono e non le macchine o i plug-ins che sono semplicemente strumenti nelle mani del fonico saggio.

Considerazione anche avallata dal fatto che mai come nel campo dell’audio e della musica, non c’è una univoca lettura delle cose.

È possibile che nei prossimi anni, accantonati guerra del volume, fondamentalismi su mix e pseudo tali, lavorazioni impersonali da “filiera della musica”, ci saranno sempre più “sfumature” nel vasto artigianato del mastering engineering.

Abbandoniamo quindi, nel rispetto della musica come espressione d’arte, il “potere” del loudness più alto; e anche da parte di chi ha le “opportunità” economiche per acquistare costosi “attrezzi” in “classe A”, la pretesa di avere l’unica vera strada per realizzare un mastering “Pro”.

Avevo lasciato in sospeso un "flag acceso" del Limiter nel compressore multibanda Nomad (vedi articolo su Compressione Multibanda), perché nelle mie operazioni di mastering mi guadagno i decibel della "finalizzazione", non sparandoli tutti dal limiter alla fine della "catena" dei plugs, ma "prendendone" un po da ogni limiter in uso, ovviamente con le opportune regolazioni e compensazioni, sempre in funzione di un decoroso risultato sonoro.


Fig.4


Un Limiter, quindi, permette di incrementare notevolmente il loudness di un programma audio, mantenendo gli stessi livelli di picco.

Questo processo, usato molto dalle radio per fare in modo che la stazione trasmettesse più loud delle altre, è stato ed è ancora molto richiesto dai clienti degli studi di mastering per far sì che il proprio master suoni più forte di chiunque altro.

Fondamentalmente ci sono due tipi di Limiters: “single-band” e “multi-band”.

I single-band lavorano sull’intero spettro di frequenze: significa che un picco di segnale raggiunto da una qualsiasi frequenza costringe la riduzione in livello dell’intero spettro sonoro e, di conseguenza, può verificarsi un effetto acustico noto col nome di “pumping”, laddove uno strumento pieno di frequenze basse, come un kick-drum, forzi il comportamento del Limiter al punto da gestire il livello, nel suo procedere, di tutti gli altri elementi del mix; decisamente, udire un continuo innalzamento del volume a ritmo di kick-drum non credo sia il massimo.

I multi-band, come i compressori multibanda, dividono il segnale audio in diverse bande di frequenza, prima di applicare il limiting. In questo modo ogni singola banda può avere un rapporto di limiting diverso prima che il segnale venga ricomposto su un unico outputs. (Fig.5)


Fig.5


In questo caso, lo stesso kick-drum di prima, solleciterà il limiter solo nella sua banda di frequenze, così che i suoi livelli verranno contenuti senza che il processo influenzi il materiale che suona nelle bande a frequenza più alta.

Con il Limiter multibanda, quindi, si può incrementare l’apparente volume solo delle basse, diciamo dai 150 Hz in giù, lasciando al Limiter stesso il compito di calcolare precisamente la giusta headroom rispetto alle altre bande di frequenza.

Nella fase di mastering che precede il Limiting, pertanto, potrà risultare utile creare un po’ di effetto “collante” usando un compressore single-band rigorosamente settato con attacchi molto lenti e rilasci veloci, per non compromettere i transienti.

Per completezza accenno che, per generi musicali diversi, è utile determinare, provandoli, quale Limiter è indicato meglio per l’uno o l’altro genere.

In questo caso, però, un elenco assolutamente personale ed in funzione dei miei gusti rischia di diventare interminabile, e questa guida non vuole essere “il verbo” del mastering (ci mancherebbe!), ma bensì una indicazione, una serie di suggerimenti e di percorsi assolutamente personalizzabili dagli utenti che hanno voglia di addentrarsi con cognizione di causa nel mastering seguendoli e, perché no, sperimentare “nuove cose” in senso creativo e possibilista, com’è giusto che sia nella musica.


A presto.

PROGETTO MASTERING - Il Mastering ITB - WIDE STEREO!

Dopo aver già trattato alcuni aspetti salienti come la Compressione e l'Equalizzazione, eccoci giunti, quindi, alla parte finale della catena di operazioni che portano ad un buon mastering.

In questa occasione andremo a considerare la necessità di migliorare il segnale audio con una migliore “immagine stereo”, dandogli una percezione dell'effetto stereofonico più “wide” (spaziosa).

Perché farlo?

Come detto anche le volte precedenti, tale modifica dovrà essere motivata da una scelta artistica e, tuttavia, in relazione anche al genere di musica che stiamo trattando, dato che il segnale audio finale potrà assumere, in casi estremi, anche connotazioni del tutto differenti rispetto all’origine.

Solitamente per ottenere un effetto psicoacustico di “apertura” del segnale audio sull'arco stereo di 180°, si è sempre utilizzato ritardare il segnale originale con un delay, ed un tempo inferiore ai 20 millisecondi, con 0 feedback e 0 modulation, mettendo, sul mixer, il pan-pot del segnale da trattare tutto a destra e quello del canale nel quale entra il segnale ritardato tutto a sinistra, naturalmente entrambi allo stesso volume, dato che l’effetto in questione certo si basa proprio sull'importanza che i tempi di percezione e, pertanto, anche i ritard,i si ripercuotono sulle caratteristiche dell'ascolto; si tratta del noto effetto di precedenza, noto anche come effetto Haas, dal nome di chi lo ha studiato per primo.

La stereofonia, dunque, si basa sul principio che la localizzazione di una sorgente sonora nello spazio sia determinata dalla differenza dell'ampiezza con cui un segnale si presenta alle due orecchie.

Se lo stesso segnale è presente con intensità maggiore nel canale destro rispetto a quello sinistro, noi sentiremo il suono provenire da destra e viceversa nel caso opposto; un segnale presente con uguale ampiezza su entrambi i canali sembrerà provenire dal centro.

Tutto semplice se il problema si fermasse a quest’aspetto. Le problematiche reali, invece, non stanno semplicemente così dato che il cervello è sensibile non solo alle differenze di ampiezza ma anche a quelle di tempo: in altre parole, la localizzazione avviene anche discriminando su quale delle due orecchie il suono arriva prima e questo ci pone in una condizione di complessità laddove è importante procedere fin dalla fase di missaggio con molta perizia sia con i rapporti di “panpottaggio” e relativo volume traccia, sia con un accurata gestione delle modulazioni dei transienti sui suoni percussivi e non.

Nonostante questa tecnica della illusione acustica stereofonica abbia funzionato molto bene sia per trattare tracce in mix sia come modulo elettronico di uscita nella costruzione di effetti, in particolare i primi riverberi digitali “popolari”, come il Roland SRV 2000 o il Lexicon PCM 60, in vendita nella prima metà degli anni 80 (ne comprai uno, facendo un prestito in Banca, per la modica cifra di 2.600.000 lire del 1985), prima delle due uscite Left e Right avevano un circuito basato sul suddetto concetto di ritardo per restituire l'immagine stereo al ritorno “wet” del riverbero, ovviamente panpottato sui ritorni del mixer tutto a destra e tutto a sinistra.

E' evidente quanto sia importante e meticoloso intervenire su un segnale stereofonico (nel nostro caso, il mix da sottoporre a mastering), e di conseguenza valutare per bene plug-in scelto tra i migliori Digital Delay oggi in commercio.

Anche qui ci è venuta in aiuto la tecnologia informatica. I primi sono stati quelli della Waves con S1 (Fig.1), un eccellente attrezzo software; risultato di una ricerca sull'audio di altissimo livello condotta già da anni dalla notissima azienda di Tel Aviv. I programmatori della Waves hanno concepito una soluzione di trattamento del segnale mix stereo per ottenere un sostanziale miglioramento dell'immagine, grazie ad un complesso controllo di “Shuffling” (si potrebbe tradurlo come “mischiare, compattare”) e ad un controllo di “Rotazione e Asimmetria” dell'immagine stereo che non ne stravolgesse il bilanciamento; inoltre evitano effetti di sfasamento del segnale finale per merito di un complesso algoritmo di compensazione di fase. Tutto ciò ridona un effetto “wide” per nulla artefatto.


Fig.1


Waves S1, corredato di un eccellente PDF che ne spiega l'utilizzo nei minimi particolari, é disponibile sia per Win che per Mac.

Per maggiori informazioni a riguardo potete dare uno sguardo al sito ufficiale della Waves a questo http://www.waves.com/plugins/s1-stereo-imager#s1-s...


Anche Logic Pro include uno Stereo Enhancer con il quale è possibile modificare il programma stereo splittando il segnale in un numero di bande e poi distribuirle con intensità diverse sull'arco stereofonico Stereo Balance 2 (Fig.2).


Fig.2

Un aspetto interessante di questo plug-in è che si può scegliere la frequenza a partire dalla quale debba iniziare l'intervento dello stereo imaging; questo significa che, in situazioni di mastering con materiale molto “disgraziato” si possa operare sul fronte stereo solo con le alte frequenze senza influenzare minimamente le restanti del mix: eccellente!

Tra i miei preferiti, oltre al già citato Waves S1, il BX Control http://www.brainworx-music.de/en/plugins/bx_contro... anche l’azione di quest’ultimo enfatizza l'apertura del segnale sul fronte stereo, passaggio indispensabile e, come già detto, da utilizzare con molta parsimonia.


Nota: un mio personale suggerimento per chi dovesse decidere di usare l' S1 della Waves:

Inserire S1-Shuffler, selezionare il factory preset "Subtle improved imaging", intervenire sul controllo Shuffling da 0 a massimo 1.6 per il mastering di materiale acustico, e la Width massimo fino a 1..4, per altro tipo di materiale anche fino a 1.5 con Shuffling massimo a 1.3.



Gratuito e ottimo, invece, A1 Stereo Control (Fig.3)


Fig.3

scaricabile dal sito http://www.alexhilton.net/A1AUDIO/index.php/a1ster...




A presto!

PROGETTO MASTERING - Il Mastering ITB - COMPRESSIONE MULTIBANDA!

Il Compressore Multibanda

Non è "fisso-onnipresente" nella "catena" dei plugins in una "Mastering Session" - da usare solo per risolvere un problema, in modo "sobrio" onde evitare disastri!

Esempio:

Problema: necessità di enfatizzare alcune frequenze in una sub regione dello spettro, diciamo da 30 a 80 Hz, per trattare una cassa e un basso che vanno insieme, senza compromettere il suono intorno ai 100 Hz e senza perdere dinamica sulle restanti alte frequenze.

Soluzione: il plug-in da usare non appartiene al settore degli Equalizzatori ma, a quella dei Compressori Multibanda.

Proverò a giustificare l'utilizzo di un multiband compressor nella catena d'intervento del "mastering" di un brano agendo, ad esempio, sui transienti d'attacco, in particolare quelli dei suoni percussivi che contengono più dinamica sulle alte frequenze rispetto ai suoni di tipo continuo;

in questo caso, usando una leggera compressione con un Threshold alto ed un rapporto Ratio basso, si possono mantenere le dinamiche dei transienti lasciando un notevole “punching” sia degli accenti percussivi che dei suoni continui, sperimentando successivamente ulteriori modifiche al suono grazie al controllo Crossover del compressore multibanda, che stabilisce il punto di divisione delle varie bande di frequenze.

Nel mio caso faccio uso (se necessario) del NOMAD Multiband Compressor (Fig.1), con il quale si possono evidenziare certi elementi del mix senza compromettere i piani sonori scelti in missaggio e senza coinvolgere le frequenze e le dinamiche degli altri strumenti.


Fig.1


Correnti di pensiero

Chi si accinge a fare il salto in questo fantastico mondo dell’audio digitale non potrà, nel tempo, non rilevare un aspetto curioso che riguarda la compressione: c'è un dibattito aperto tra due correnti di pensiero che vede in un caso l'uso del compressore multibanda addirittura al posto dell'equalizzatore in fase di mastering; mentre nell’altro la considerazione se usare l'equalizzatore prima o dopo il multibanda e/o il compressore.

Come accennato più volte nelle precedenti puntate sull’equalizzazione, un filtro altera comunque tutto il range dello spettro anche effettuando piccoli interventi "parametrici"; secondo questa scuola di pensiero, l'uso del compressore multibanda agirebbe su differenti livelli di frequenze potendo ottenere degli alti più brillanti e dinamici senza modificare i bassi, e viceversa.

In pratica, quindi, un sofisticato equalizzatore.

Ma… attenzione, si rivelerà (poiché il risultato è il "giudice" di ogni intervento) un faticoso "lavoro di artigianato".

P.S.

perché è attivata la funzione "Limiter" nel multibanda!?

altri particolari in seguito ;-)


A presto!

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